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Cenni storici

Castiglione Messer Raimondo

Secolo XVIII

Secolo XVIII

Nel settecento in Appignano agli Scorpione subentrano i Castiglione.
Sotto Nicolantonio Castiglione, nel 1712, viene rifatto il catasto: dopo il parere favorevole della Regia Camera, il Governatore di “Aprigliano” procede alla “confettione del nuovo e general catasto”. Il 16 febbraio 1713, l’Università della Terra di Appignano, tramite i suoi massari, compare davanti al governatore Nicola Baroni presentando la documentazione necessaria affinché proceda alla compilazione del nuovo catasto. La richiesta è accolta e sottoscritta lo stesso giorno. Il volume, composto da Nicola Baroni, regio apprezzatore nativo di Bisenti, catastiere e governatore della Terra di Appignano, è composto di 70 carte, non tutte vergate nel dritto e nel rovescio, e bianche le ultime (68-69-70).


Quanto a Castiglione, sembra che il feudo sia rimasto per molti anni sempre in possesso delle stesse famiglie.
Nel 1722 era di Nicola Gaetano d’Aragona, aquilano, duca di Laurenzano, il quale nel settembre dello stesso anno restituisce, con assenso regio, Castiglione, Notaresco e il feudo di Cantalupo al duca di Atri, Domenico Acquaviva.
A Domenico succede nel 1745 Ridolfo.
Costui aveva sposato Laura Salviati, molto più giovane di lui e, con assenso regio, le fece una donazione di 5.000 ducati annui da doversi percepire a partire dal giorno della sua morte. Pertanto le concede la tenuta dei feudi di Atri, Cellino, Bisenti, Montesecco e Castiglione, con tutte le rendite ed entrate feudali.
Il Ridolfo morì nel 1755 ed i suoi Stati passarono alla sorella Isabella.
Fu proprio durante il dominio di questa duchessa (1756) che il Sindaco di Castiglione affidò il vecchio libro dei Capitoli al notaio Marucci per la trascrizione. Lo Statuto Castiglionese era ancora in vigore ma troppo in cattivo stato per poterlo consultare.
Nel 1757 morì la duchessa Isabella e il ramo Acquaviva in Atri si estinse. Nel 1760 con il sequestro della eredità della Duchessa Isabella Acquaviva D’Aragona Strozzi, il Distretto di Castiglione e Montesecco viene devoluto alla Regia Corte e Gaspare Antonio Perazza, di Città Sant’Angelo, ne viene nominato Governatore.
Non vi furono novità di sorta, le condizioni non mutarono, persistendo tutte le obbligazioni feudali imposte dagli Acquaviva. Rimasero anche i Capitoli Castiglionesi, il cui libro ricopiato fu autenticato dal notaio Marucci di Castiglione nel 1759. Poiché mancavano alcuni fogli nell’originale esibito dal Sindaco Giuseppe Tranquilli, si era proceduto tre anni prima alla integrazione sulla base dello Statuto di Atri concesso da Andrea Matteo III.
In questo periodo si parla di una nuova chiesa parrocchiale a Castiglione. All’inizio dei lavori funzionava senz’altro da parrocchia la chiesa di S. Rocco.
Dove sorse la nuova chiesa? Secondo alcuni “sul posto dell’antico castello caduto in rovina”; secondo altri i muri perimetrali della nuova costruzione sarebbero stati eretti ex-novo e non poggerebbero su quelli del presunto castello, in quanto non si ha certezza che sia effettivamente esistito. Del resto il Razzi, che nel 500 visitò il paese, non menzionò mai il castello.
Comunque, la costruzione della nuova chiesa andrà per le lunghe: vi sono pause, cambi di progetto, riprese di lavori, ritardi nella consegna dei materiali. Per vedere completata l’opera bisogna aspettare il secolo successivo. Secondo il Lupinetti, i lavori furono terminati nel 1867.
Verso il 1790 da segnalare un curioso avvenimento: il Re di Napoli Ferdinando IV manda i disegnatori regi Antonio Berotti e Stefano Santucci a Castiglione per ritrarre i costumi del posto, che si distinguono per la loro originalità. Eseguito il disegno ad una coppia di giovani, questo viene subito spedito a Napoli per essere impresso nelle porcellane di Capodimonte e poi essere inciso su rame. Dei costumi esistono diverse copie sia a colori che in bianco e nero.
Nel 1797 Castiglione è definita terra regia, su collina “di buona aria atta alla semina ed ai vigneti”; i suoi 2.060 abitanti sono dediti all’agricoltura ed alla pastorizia.
Appignano conta 500 abitanti ed è ancora in potere ai Castiglione; nel 1798 ne è baronessa D. Maddalena del casato pennese.
Siamo ormai alla fine del XVIII secolo ed incominciano a diffondersi le magiche parole “Liberté, Egalité, Fraternité” che, sulle orme delle truppe napoleoniche, arrivano anche nella nostra penisola e nei nostri territori.
Il 26 novembre 1798 Castiglione, come altri centri del teramano, temendo di essere invasa dai francesi, avvisa del pericolo i Presidi di Teramo e Chieti.
Le truppe francesi prendono Civitella del Tronto, si dirigono verso Atri e poi Pescara al comando del generale Dufresne, mentre il generale Rusca conquista Penne.
L’occupazione francese provocò un vasto movimento di resistenza borbonica che si appoggiò anche a bande di briganti e ladroni di ogni risma. Ma Ferdinando IV, aiutato dal Pontefice e da Nelson, recuperò ben presto il trono.
Nel 1799 il Generale francese Contarde, attraversa il territorio di Castiglione con le sue truppe dirette a Teramo. Il 28 aprile i francesi abbandonano improvvisamente Teramo. Il 1° maggio un gruppo di soldati, fra cui Antonio Pichinelli della Terra di Castiglione, entra in Teramo e “riconquista la città”. Pare che il Pichinelli avesse la funzione di direttore e consultore di truppa.

 

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